
I vecchi essiccatoi rotativi della miniera di Abbadia San Salvatore
La miniera di mercurio di Abbadia San Salvatore fu aperta nel 1897da tecnici e imprenditori tedeschi. Il minerale estratto dalle gallerie e dai pozzi veniva avviato allo stabilimento metallurgico dove il cinabro (solfuro di mercurio) si trasformava in mercurio metallico. Essiccatoi, depositi del minerale, forni, condensazioni e stanze degli estrattori del mercurio costituivano l’impianto metallurgico che si differenziava dalla parte della miniera dove avveniva il lavoro di escavazione, costituita dalle gallerie, pozzi e strutture di superficie necessarie al lavoro in sotterraneo. Nel 1909, dagli sbocchi della miniera, ubicati a monte, (Galleria 22, Galleria 21, Galleria 11 e Galleria 7) il minerale trasportato su vagoni arrivava agli asciugatoi e da questi andava ai forni collocati ancora più in basso. Ad una quota inferiore ai forni erano ubicate le stanze degli estrattori e dell’imbombolamento dove il mercurio liquido veniva messo in contenitori metallici detti bombole.
La metallurgia si riduceva ad un arrostimento del minerale nei forni per decomporre il cinabro in mercurio gassoso ed anidride solforosa. Il mercurio gassoso si faceva condensare per raffreddamento in tubi verticali con collo d’oca refrigerati, mentre l’anidride solforosa, mescolata ai prodotti della combustione e al vapore d’acqua veniva espulsa dalle ciminiere. Era necessario che il minerale non fosse umido, per questo motivo il minerale bagnato veniva fatto essiccare in appositi apparecchi (gli asciugatoi) prima di mandarlo ai forni. Senza questo trattamento vi sarebbero state perdite di mercurio gassoso durante la cottura ai forni con danno per gli esercenti e per la salute degli operai. Nel 1911 l’essiccamento del minerale si faceva in essiccatoi piani ad aria sotto tettoie, essiccatoi a sole, essiccatoi piani a calore, forse ancora in un essiccatoio verticale a caduta tipo Ammann, essiccatoi a canale tipo Ammann, e il primo essiccatoio rotativo appena installato.
*Gli essiccatoi o asciugatoi rotativi erano dei grandi cilindri metallici, installati in modo leggermente inclinato, dove l’aria calda entrava nella parte superiore spinta da un ventilatore elettrico. Questi asciugatoi terminavano in basso con un trommell (vaglio) a lamiera forata dove si otteneva automaticamente la classificazione del minerale in pezzatura grossa e minuta. Il pulviscolo che si generava veniva immesso nella camera di calma a lato e conteneva il 4 per mille di mercurio; arricchito alle Tavole Oscillanti Ferraris, veniva trattato in un forno rotativo tipo Oxland installato nel 1911. Il minerale, come detto, veniva selezionato per grossezza mediante trommell o tamburi giranti, il “grosso” di pezzatura andava ai forni a Torre Spirek e il “fino” di pezzatura andava ai forni Cermak Spirek.
*Nel testo il termine asciugatoio rotativo, essiccatoio rotativo, cilindro metallico, tubo rotante indentificano lo stesso manufatto
Installazione del secondo asciugatoio rotativo. Anno 1912
L’edificio degli asciugatoi rotativi Anni 1912-’15. Sotto i capannoni bassi con tetto a padiglione erano ubicati i tubi (o cilindri, o asciugatoi o essiccatoi) rotanti.
Nel 1935 il minerale veniva essiccato in 4 asciugatoi rotativi. Il riscaldamento veniva prodotto da dei focolari utilizzando fascine e legna comune. Il focolare era ubicato in un punto separato nel basamento quadrato in mattoni dove poggiava la testa del grande cilindro metallico rotante: i prodotti della combustione erano spinti nell’ asciugatoio da un ventilatore posto alla base del camino e uscivano insieme al vapore d’acqua in una ampia camera (camera delle polveri) di dimensioni 9,30 x 2,50 x mt 4,37 dove il pulviscolo in sospensione aveva modo di depositarsi. Le polveri venivano poi raccolte e trattate ai forni Cermak Spirek insieme al minerale di pezzatura “fino”.
Nel 1951 erano ancora utilizzati 4 essiccatoi rotativi alimentati a legna. Con la costruzione dei nuovi forni Gould a partire dal 1956 la vecchia struttura degli essiccatoi fu soggetta ad un articolato e complesso intervento di meccanizzazione con l’installazione di nastri trasportatori, elevatori, macchinari per la preparazione del minerale. Alla base dei tubi rotanti fu ricavato sotto il livello dell’attuale piazza un tunnell in cemento armato dove il minerale raccolto veniva portato su nastro ai silos di stoccaggio dei forni Gould. La struttura esterna in cemento armato per il trasporto ai silos, che viene da sottoterra, è visibile oltre la strada a sud.
Nei primi anni ’70 i vecchi essiccatoi furono abbandonati e smantellati perché fu costruito un nuovo capannone contenente 4 nuovi asciugatoi rotativi. Questo capannone è tuttora esistente.
La struttura architettonica dei vecchi essiccatoi
Il complesso fabbricato dei vecchi essiccatoi fu realizzato a partire dal 1910 nell’area dove era collocato un essiccatoio piano a sole (uno spazio cioè dove il minerale veniva fatto asciugare dall’azione del sole) e accanto agli essiccatoi a canale (un fabbricato lungo e chiuso dove, sostavano sui binari particolari vagoncini attrezzati con piani in lamiera forata, e all’interno del quale circolava aria calda prodotta da un fornello a calore). Più in alto degli asciugatoi a canale e accanto a quello a sole c’era il deposito del minerale umido. Dopo gli asciugatoi avveniva la classificazione del minerale. Nel 1909, due anni prima dell’installazione del primo asciugatoio rotativo il minerale proveniente dalla Galleria 22 veniva avviato su binario esterno verso i forni e arrivava al deposito del minerale umido, poi passava ad un asciugatoio piano a sole ed ad una quota inferiore a 4 asciugatoi a canale quindi passava alla classificazione e scendeva alla quota dei forni; anche all’uscita della Galleria 7, oltre agli asciugatoi a canale, esisteva un asciugatoi piano a calore contiguo alla torre dell’Orologio poco sopra i forni Cermak Spirek e prima del deposito del minerale asciutto.
Il primo asciugatoio rotativo in acciaio fu installato nel 1911e nel 1912 ne risultavano installati 3. Il primo asciugatoio fu fatto arrivare dalla Ditta Moeller e Pfeiffer di Berlino alla stazione ferroviaria di Monte Amiata e trasportato su barrocci mentre gli altri furono realizzati nell’ officina meccanica della miniera. L’alto fabbricato dove furono collocati gli asciugatoi rotativi in acciaio fu vincolato per la sua altezza alla quota altimetrica di arrivo del minerale dalla galleria 22 e da quelle di carico dei forni Cermak Spirek; queste quote altimetriche alla data della installazione dei nuovi essiccatoi rotativi nel 1911 risultavano già fissate.
Con la costruzione del fabbricato dei nuovi essiccatoi tutto il minerale sarebbe stato fatto arrivare dal binario esterno alla quota della Galleria 22 e questo comportò l’abbandono dell’uso degli asciugatoi a canale Amman e di quello a caduta tipo Ammann. Dalla Galleria 22 il minerale arrivava al deposito del minerale ricavato nella parte dei piani sottotetto del nuovo fabbricato quindi, per caduta, scendeva al piano sottostante alla testa di caricamento dell’asciugatoio rotativo (il tubo in acciaio). Una volta essiccato il minerale cadeva alla base del tubo rotante dove un vaglio lo divideva in grosso e fino, quindi per mezzo di vagoni veniva portato al piano di carico dei forni a Torre Spirek e Cermak Spirek. Dalle fotografie dell’epoca che ci descrivono la fase di costruzione dei primi essiccatoi e ci danno una immagine finale della struttura, il fabbricato dei nuovi essiccatoi appare costituito da tre edifici rettangolari con tetto a capanna, rivestimento in tavolato di legname sul prospetto a valle, caratterizzato da piccoli ballatoi – tettoie, camminamenti e scale esterne in legno per il movimento degli operai. La planimetria della struttura architettonica assume la forma a pettine costituita cioè da tre blocchi di costruzione e due vuoti. La struttura portante sarà realizzata in setti murari e pilastri di mattoni pieni o di pietrame collegati da solai e tetti in legno, e in certi ambienti interni rinforzati dalla presenza di grosse longarine in ferro. Il grande fabbricato era addossato a monte al terreno che formava un alto gradone. Sui lati esterni a nord dei tre blocchi edilizi erano collocati i tubi dei camini dei focolari questi ultimi ricavati sul basamento in mattoni pieni dove poggiava la testa dell’asciugatoio (il tubo in acciaio) che erano alimentati da legna e fascine. Il deposito del legname si trovava sulla parte a nord della nuova costruzione. Di fronte al prospetto est dei tre alti blocchi edilizi riconoscibili dal tetto a capanna, si trovavano tre basse casette con struttura lignea del tetto di tipologia a padiglione, dentro e sotto i quali erano installati gli asciugatoi in acciaio. La testa del cilindro metallico rotante con la tramoggia di carico del minerale, era collocata dentro l’alto fabbricato.
Nel 1924 risultavano installati tre asciugatoi in acciaio rotativi; nella parte alta del fabbricato si trovava il Deposito del Minerale Umido e nella parte a nord c’era un capannone basso che serviva come Deposito delle fascine. Tra il 1924 e il 1929 fu installato sul lato nord della costruzione un quarto asciugatoio. Il progetto dell’essiccatoio n° 4 del geometra Gian Guido Bossi, dell’Ufficio Tecnico della miniera, prevedeva un prospetto caratterizzato da pilastrature a vista in mattoni, un tetto a padiglione con unica linea di gronda sul prospetto est, la realizzazione di un ballatoio/ camminamento con tettoia in onduline e parapetto in lamiera. Probabilmente con la costruzione dell’essiccatoio n° 4, tutto il fronte est dell’articolato fabbricato fu ridefinito e uniformato nel prospetto che ne ha caratterizzato l’immagine estetica ultima: un’unica linea di gronda, blocchi di coperture a padiglione lunghi e stretti, e una lunga balconata (aperta) utilizzata come camminamento dagli operai. Il parapetto di questo lungo e stretto ballatoio era formato da elementi rettangolari in lamiera; la copertura ad un’unica falda era in onduline di lamiera. L’ampia facciata presentava in alcune parti elementi di rivestimento in doghe di legno verticali. Questi tavolati in facciata, sono stati elementi decorativi e di finitura spesso utilizzati in altri edifici, come nel balcone a nord della officina meccanica ubicata accanto alla Torre dell’Orologio, o come elemento di finitura della balconata del piccolo Teatro Servadio di Abbadia San Salvatore che fu, nei primi del Novecento, anche la sede della Società di Mutuo Soccorso tra gli operai.
Installazione dell’asciugatoio rotativo n.4. Anni venti del XX secolo
Tra il 1929 e il 1930 furono fatti alcuni lavori alla struttura: ad esempio fu rifatto tra il 1929 e il 1930 l’essiccatoi n° 3 e fu estesa a tutti gli essiccatoi rotativi la combustione a nafta. Nel 1930 fu effettuato il consolidamento di ambienti definiti silos degli essiccatoi e nel 1931 risultava che il riscaldamento degli stessi avveniva alternativamente con riscaldamento elettrico o con nafta.
Nel 1951 i quattro essiccatoi venivano alimentati a legna. A partire dal 1956 con la costruzione dei forni Gould fu costruita, addossata alla parte nord del grande fabbricato, una struttura in cemento armato dove erano collocati i silos di stoccaggio del materiale sterile. Il materiale sterile trasportato dai vagoni su binari arrivava dall’area del Pozzo Garibaldi, veniva rovesciato e scaricato nei silos di stoccaggio del materiale sterile, mentre i vagoni vuoti ritornavano alla zona del Pozzo Garibaldi facendo un giro nel piano sottotetto all’interno del vecchio fabbricato. Il materiale sterile caricato su camion veniva poi portato alla discarica delle Lame.
Come già accennato con l’abbandono dell’utilizzo dei forni Cermak Spirek e Torre Spirek, e la costruzione dei nuovi forni Gould a partire dal 1956, l’impianto dei vecchi asciugatoi rotativi fu oggetto di interventi di meccanizzazione dell’impianto. Il minerale dopo aver effettuato una frantumazione e vagliatura (i cui macchinari furono collocati nella parte alta e nell’angolo sud-est del vecchio fabbricato degli essiccatoi) veniva trasportato all’interno del fabbricato su un nastro trasportatore e scaricato nelle tramogge di carico dei tubi rotanti. Alla base dei tubi rotanti o asciugatoi rotativi il minerale cadeva su un lungo nastro trasportatore interrato che poi passando sotto la strada saliva ai silos di stoccaggio in cemento armato ed era avviato ai forni Gould. Questa nuova linea di preparazione e trasporto del minerale asciugato prevedeva al suo interno, rovesciatori dei vagoni, elevatori, bilance e macchinari per la campionatura del minerale. Un impianto meccanizzato e una linea di trasporto a servizio dei forni Gould.
Ma nella fase di abbandono dei forni Torre Spirek e Cermak Spirek una linea a nord del fabbricato e un asciugatoio rotativo ha continuato ad alimentare un piccolo forno Pacific installato dento il grande fabbricato dei Forni Cermak Spirek oggi non più esistente. Nella parte nord della struttura arrivava su camion anche minerale proveniente in certi periodi da altre miniere.
Un Trommell istallato nei primi anni ’50.
Vista da sud est del complesso fabbricato degli asciugatoi rotativi. Foto anni ’50 del XX secolo
Alla fine degli anni ’60 del XX secolo la zona di preparazione, vagliatura e frantumazione del minerale venne spostata all’uscita del Pozzo Garibaldi. Il minerale era trasportato su nastri e arrivava nella zona angolo sud-est del vecchio fabbricato degli essiccatoi dove, by passando la strada rotabile su un soprapassaggio, veniva inviato al nuovissimo edificio contenente i nuovi asciugatoi rotativi dopo i quali su nastri trasportatori il minerale veniva avviato ai forni Gould ed al nuovo forno Nesa. In questa fase il vecchio edificio con i vecchi asciugatoi in acciaio fu abbandonato e negli anni ’70 i vecchi asciugatoi in acciaio della prima e più vecchia struttura furono smantellati; furono demoliti anche i fabbricati che contenevano parti delle strutture tecniche (depositi, bruciatori che alimentavano gli asciugatoi) e parte dei depositi collocati nel piazzale ad est, creando un’ampia area libera di fronte al prospetto est. Anche la vecchia balconata – camminamento sul prospetto est, fu in parte demolita, così come furono demolite parti delle strutture murarie in aggetto sul prospetto est.
Particolare della balconata in aggetto sul prospetto est del fabbricato dei vecchi asciugatoi rotativi con elemento decorativi che si richiamavano al Liberty. Il prospetto fu ridefinito negli anni Venti su disegno del geometra Gian Guido Bossi. Foto anni ’70 del XX secolo
Dopo la chiusura della miniera c’è stato un lento e continuo degrado della vecchia struttura architettonica con crolli dei tetti, dei solai e parti delle murature. Il progetto di recupero dell’area mineraria prevede la conservazione del fabbricato come rudere e la realizzazione nell’ampio spazio ad est, creatosi dopo la demolizione delle strutture tecniche, della cosiddetta Piazza della Memoria. Il progetto della piazza prevede, anche attraverso l’uso di elementi significativi di finitura del manto stradale, di rievocare l’ambiente e le attrezzature tecnologiche dove il minerale subiva una articolata preparazione prima dell’avvio ai forni. Nel grande fabbricato degli essiccatoi, che ha funzionato fino ai primi anni ’70 del XX secolo, hanno lavorato per più di mezzo secolo decine e decine di operai in un periodo storico nel quale la meccanizzazione era molto limitata e dove il lavoro prevedeva tante operazioni manuali in spazi, peraltro, estremamente polverosi.
Considerazioni sulla qualità architettonica dei vecchi essiccatoi
Mentre nei fabbricati dei forni Cermak Spirek, progettati dall’Ing. Vincenzo Spirek, il rapporto tra le murature, i pilastri portanti, i solai lignei, la posizione dei forni (le stufe), le aperture esterne, la distribuzione dei binari su cui passavano i vagoni, sono fissati nel progetto e daranno luogo ad un edificio che si ripeterà anche nella forma e nella immagine estetica dovunque tali forni saranno installati, l’immagine e la forma degli essiccatoi rotativi di Abbadia San Salvatore, quale ci appare nella sua redazione di fine anni Trenta e primi anni Cinquanta, è il risultato di un processo di trasformazioni, ristrutturazione e adeguamento delle strutture murarie e tecnologiche alle necessità produttive e dell’impianto metallurgico nel suo evolversi a partire dal 1911. La qualità estetica ed architettonica del manufatto finale è il risultato di aggiustamenti, ridefinizioni anche funzionali, dove, gli elementi decorativi e di finiture (il ballatoio, le linee di gronda, certi tipi di rivestimenti esterni,) sono probabilmente il frutto del gusto estetico del tecnico del reparto forni Gino Bagnoli e del progettista della costruzione dell’essiccatoio n° 4 (avvenuta tra il 1920 e il 1925) e capo dell’ufficio tecnico della miniera geometra Gian Guido Bossi.
Estratto dalle tavole del Piano Attuativo. I numeri 34,35,37,38,38a,40,46°,46b corrispondono all’area interessata dai vecchi asciugatoi rotativi. Il n 46a corrisponde ad un nuovo volume da costruire. Il n 44 identifica l’attuale museo multimediale e il n45 il museo documentale della Torre dell’Orologio.
Fotomontaggio della Piazza della Memoria nelle previsioni del Piano Attuativo. In fondo la nuova gradonata di progetto e sopra il capannone dei nuovi essiccatoi rotativi.
Lo stato attuale della Piazza della Memoria di fronte ai vecchi asciugatoi
Conclusioni
Con la chiusura della miniera negli anni ’70 molti fabbricati e impianti che insistevano nell’area dei vecchi essiccatoi furono smantellati, altri che erano rimasti sono crollati, così come parti delle strutture murarie del fabbricato alto. Anche con la bonifica ambientale sono state demolite alcune strutture in muratura e in calcestruzzo: ad esempio i silos degli sterili dove oggi è ricavato lo spazio del piccolo auditorium per concerti e eventi all’aperto. Sono state demolite alcune parti dei fabbricati in pilastri di mattoni destinati a magazzini depositi, la vecchia piccola mensa dei forni, che si trovavano davanti la facciata degli essiccatoi, già oggetto di crolli a partire dagli anni ’70, rimanendo solo delle pilastrature in mattoni pieni. Il grande fabbricato allo stato di rudere è comunque stato oggetto di bonifica e consolidamento e costituirà una parte da visitare come Percorso didattico museale, itinerario da studiare in spazi ben delimitati, con protezioni parti da recintare anche per motivi di sicurezza. I rilievi grafici e la documentazione cartografica conservata permetteranno di ricostruire in un modellino tutto l’impianto: lo strumento del modello fisico ha permesso di ricostruire i vari tipi di forni esistenti i cui modellini sono visibili nel museo documentale della Torre dell’Orologio. Ma nell’era del digitale si potranno studiare anche altri sistemi di restituzione visiva della vecchia struttura in particolare del complesso e articolato funzionamento dell’impianto tra gli anni ’50 e la fine degli anni ’60. Il piazzale oggi si presenta come una ampia area con pavimento in cemento armato dove si potranno prevedere ulteriori interventi di valorizzazione, recupero e restauro in fasi esecutive. Tuttavia lo spazio si presenta come l’ampia Agorà prevista nel progetto del parco museo minerario e, il prospetto dell’edificio (anch’esso con possibilità di ulteriori interventi di valorizzazione) visto dalla piazza, appare come il fondale di una scena allo stato di rudere di un teatro romano. Sarà possibile perciò prevedere su questo ampio spazio eventi significativi. Inoltre la previsione di un piccolo e basso edificio da destinare a varie funzioni, o laboratorio, (n 46a) potrà diventare uno spazio di supporto alla organizzazione di eventi culturali, musicali o teatrali, coerenti con la natura del parco museo mineraria e della sua caratteristica di ambiente di archeologia industriale.
Giugno 2025