I forni rotativi Gould e il museo della metallurgia della miniera di Abbadia San Salvatore

I forni Gould

Di fabbricazione americana i forni Gould furono installati tra il 1956 e il 1958. L’impianto è composto da quattro forni a tubo (cilindri metallici) di lamiera rivestiti di materiale refrattario. Ogni tubo della lunghezza di circa mt 27 e di larghezza mt 170, era inclinato verso l’uscita del materiale  sfruttato e ruotava su se stesso alla velocità di circa un giro al minuto ed era alimentato da un bruciatore a olio combustibile posto nella parte inferiore. Il materiale sfruttato  i (rosticci) uscivano ad una temperatura di circa 750° che veniva poi abbassata da un raffreddatore Fuller. Alla testata superiore il forno era raccordato ad una camera dove entrava il gas di mercurio che continuava il suo percorso nelle serpentine dei tubi delle condensazioni. Per la rotazione e la pendenza del tubo, il minerale rotolava lentamente verso la parte inferiore e quindi verso la sorgente del calore, dove la temperatura aumentava e si otteneva la completa sublimazione del cinabro. Tali forni erano adatti alla cottura del minerale con una pezzatura compresa tra 2 e 5 cm. Ogni forno poteva trattare 150 tonnellate di minerale al giorno. L’impianto era completamente automatizzato ed era controllato attraverso un quadro di comando da pochi operai. (1)

 

Forni rotativi

Forni rotativi. Miniera di Abbadia San Salvatore

 

Il forno rotativo installato nel 1914 dai tedeschi

Nella miniera di Abbadia San Salvatore un forno rotativo era stato installato e sperimentato già nel 1914 durante il periodo di gestione della miniera da parte dei tecnici tedeschi. Fin dall’ apertura della miniera nel 1897 l’impianto metallurgico fu attrezzato con Forni a Torre Spirek  con tramoggia idraulica per la carica del minerale e Forni a caduta o a cupoline Cermak Spirek. I primi trattavano il minerale di pezzatura grossa e i secondi quello di pezzatura piccola. L’impianto era dotato di tubi della condensazioni in refrattario che pescavano alla base in vasche piene d’ acqua dove si  depositava il mercurio metallico  man mano che si condensava nelle serpentine e scivolava in basso, ma dove si depositavano anche i neri (fanghi ancora ricchi di mercurio) che dovevano essere trattati in macchine dette estrattori.  I forni furono costruiti su brevetto Cermak Spirek  sotto la direzione dell’ingegnere Friedrich Ammann e  dell’ing. Vincenzo Spirek che li aveva introdotti sul Monte Amiata e che,  a partire dai primi anni ’90 del XIX secolo, era diventato direttore tecnico della miniera del Siele. I primi fornai dello stabilimento metallurgico di Abbadia furono  istruiti dai tecnici tedeschi ed anche da alcuni  caporeparto provenienti dalla miniera del Siele;  tra questi, probabilmente assunto per insegnare agli operai di Abbadia  si ricorda nel 1908 anche  Cammilletti  Bernardino, celibe di anni 30, che era operaio dei forni da 11 anni e che prima di Abbadia aveva infatti lavorato sempre come fornaio alla miniera del  Siele, in quella di  Idria, nelle miniera di mercurio turca di Alaburna e che nel 1909 si trovava in Turchia nella miniera di mercurio di Sisma. Pur essendo ritenuti alla fine dell’Ottocento ed ancora nei primissimi anni del Novecento i forni più avanzati per la cottura del mercurio, i Cermak Spirek basavano il loro funzionamento su procedure manuali e precise modalità esecutive degli operai dei forni. Questi operai (i fornai) della miniera di Abbadia San Salvatore andarono comunque incontro a forme di intossicazione per aver respirato durante le fasi di cottura del minerale i micidiali vapori mercuriali tanto che nel 1908 circa 200 operai risultarono intossicati in forme più o meno gravi.

 

Forno rotativo installato nel 1914

Forno rotativo installato nel 1914. A destra le condensazioni.

 

Forno rotativo in fase di smantellamento

Forno rotativo in fase di smantellamento. In alto l’edificio del concasseur probabilmente progettato dal geometra Gian Guido Bossi. Fine anni Venti

 

L’ing Kurt Oschatz in un suo articolo sul forno rotativo di Abbadia San Salvatore ricordava come alla base della costruzione di questo innovativo forno dal punto di vista tecnologico e della sua sperimentazione ci fosse proprio la necessità di eliminare  le perdite di gas mercuriali  dannose anche agli operai. Al forno, del tipo Oxland, era applicato da una parte un gassogeno e dall’altra una camera di raccolta dei gas e dei prodotti della distillazione con le tubazioni a serpentine delle condensazioni. Il forno oscillante costituito da un tubo cilindrico lungo 16 mt aveva una inclinazione di del 3,5 % ed era internamente rivestito di materiale refrattario a pareti lisce. Nella parte superiore vi era la tramoggia di carico a chiusura idraulica. Il gasogeno si alimentava a legna e lignite ma si poteva rifornire anche con solo lignite. La fiamma investiva orizzontalmente il minerale della zona mediana lunga 7 mt dove si aveva una temperatura di 900° / 1000° gradi. L’ampiezza della oscillazione era in rapporto con la quantità di minerale trattato. Il forno passava 30 tonnellate di minerale fino (di pezzatura minuta) in 24 ore e l’oscillazione era di 90° a sinistra e 90° a destra. L’oscillazione completa durava 30 secondi. Il minerale rimaneva nel forno, dalla sua introduzione alla scarica, 1 ora e venti minuti e per la sua conduzione servivano due operai per ogni turno di 8 ore. Per ogni 100 kg di minerale servivano 12 kg di combustibile. Il forno però produceva una considerevole quantità di polvere che veniva reintrodotta nel forno. Il forno dava sufficienti garanzie e non produceva fughe di vapori di mercurio nocive alla salute degli operai ma aveva l’inconveniente di depositare  considerevoli quantità di polveri nella camera di raccolta dei vapori di mercurio. (2)

Dopo la partenza dei tedeschi nel 1914, a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, i tecnici italiani non riuscirono a risolvere gli inconvenienti tecnici e sviluppare tecnicamente il forno rotativo che alla fine degli anni Venti fu smantellato. I forni a Torre Spirek e Cermak Spirek rimasero i forni in uso nella miniera fino agli anni ‘50 quando furono introdotti i forni rotativi Gould.

 

Resti attuali delle murature di fondazione

Resti attuali delle murature di fondazione dell’edificio del concasseur. Il forno rotativo installato nel 1914 era ubicato alla base delle attuali condensazioni dei forni Gould

 

I forni rotativi della miniera di mercurio di Obermoschel degli anni ’30 e le miniere di mercurio della Renania Palatinato

Nel 1934 alcuni ingeneri tedeschi, che avevano lavorato e costruito la miniera di Abbadia, furono coinvolti nella riattivazione di alcune miniere di mercurio in Germania  ad Obermoschel (Landsberg) nella Renania Palatinato. Gli ingegneri tedeschi che avevano lavorato ad Abbadia erano Karl Burckart e Heinrich Dausch. Il forno rotativo sperimentato ad Abbadia avrebbe certamente rivoluzionato la tecnologia della metallurgia del mercurio superando l’utilizzo  dei Cermak Spirek: agli ingegneri tedeschi l’occasione del salto tecnologico si presentò appunto negli anni ’30 ad Obermoschel dove furono introdotti su brevetto della Ditta Krupp- Gruson di Magdeburgo.

Le attività minerarie relative al mercurio nella Renania Palatinato sono antiche, documentate ancora nel 1230 nei pressi di Kirchembolanden presso il monastero cistercense di Moersfeld fondato nel 1298 dove venivano estratti minerali di cinabro. Ma nella regione  il cinabro veniva estratto già nel 1100 e comunque le più antiche miniere erano quelle di Moersfeld e del Landsberg. Nel 1410 una controversia per le attività relative all’estrazione del mercurio ci fu tra il Principe palatino della casata Wittelsbach, il duca di Zweibrucken e l’elettore di Heidelberg che si risolse nel 1469. Dopo interruzioni in epoca moderna, tra XVI e XVII secolo causa le guerre di religione, le lavorazioni nella regione ripresero nel XVIII secolo e costituirono una importante fonte di lavoro e prosperità per i villaggi del Palatinato. Lavori minerari sono documentati nei pressi di Binkerfeld e Alzey in un paesaggio collinare, attorno alle cime del Poztberg, dell’Hermannsberg e del Kronisberg dove si rinvenivano vecchie gallerie e cumuli di detriti. Nel XIX secolo in queste miniere si utilizzavano per la cottura del cinabro i forni a storte una tipologia di forno che nell’Ottocento si userà anche nelle miniere del Siele e del Cornacchino sul Monte Amiata. Il  forno del Landsberg ad esempio  era composto di 44 storte.

Nella miniera di Obermoschel nel 1935 vi lavoravano 15 tecnici e 293 operai, molti provenienti dalla regione del Saarland. Questa miniera  riportò all’attenzione in quegli anni l’industria mercurifera tedesca. Non sappiamo se a Obermoschel l’attività mineraria terminò con la seconda guerra mondiale e non sappiamo neppure se i forni rotativi furono distrutti causa la guerra o furono smantellati dopo il 1945.(3)

Dobbiamo comunque ricordare che il mercurio era un metallo estremamente importante per l’industria bellica e che i tedeschi durante l’occupazione dell’Italia della seconda guerra mondiale  trasferirono ingenti quantità di bombole di mercurio anche dall’Amiata. Alla fine della guerra pare che gli americani trovassero nei pressi della città di Eisleben (centro minerario della Turingia) in depositi sotterranei circa 50.000 bombole di mercurio.

Nella Renania Palatinato, vicino al villaggio di  Moersfeld presso il Daimbachen Hof, fino al XIX secolo vennero estratti vari minerali con componenti di  mercurio tra cui, chiaramente  il cinabro, ma poi il calomelano, la moschellandsbergite (amalgama di argento e mercurio), e minerali rari come la capgarronite, la eglestonite, la parroudite, la poyarkovite.

La miniera di Abbadia San Salvatore fu certamene dal 1897 al 1915 la miniera di mercurio dei tedeschi, sia per il loro controllo economico finanziario e sia perché fu il luogo di  applicazione,  sviluppo e sperimentazione delle loro tecnologie sulla metallurgia di questo metallo, una cultura tecnico mineraria legata al mercurio che sebbene in Europa avesse come centri storicamente più importanti Almaden in Spagna, poi Idria in Slovenia, e poi l’Amiata dalla seconda metà dell’Ottocento, aveva avuto comunque nella regione della Renania Palatinato una importante tradizione mineraria e metallurgica. E con queste realtà europee con le quali il Parco delle Miniere dell’Amiata aveva intessuto rapporti si dovranno riprendere strategie culturali comuni.

 

I forni rotativi della miniera di Obermoschel

I forni rotativi della miniera di Obermoschel in fase di montaggio. Renania Palatinato. Anno 1934

 

Eglestonite

Eglestonite (Da Wikipedia)

Moschellandsbergite

Moschellandsbergite (Da Wikipedia)

 

L’Edificio dei forni Gould di Abbadia San Salvatore del 1956

Nel 1956 come già detto furono introdotti ad Abbadia San Salvatore i forni rotativi Gould di brevetto statunitense. Il grande edificio in cemento armato con  grandi pareti in vetrocemento che davano luminosità all’interno fu progettato dall’architetto Eugenio Montuori e dall’ingegnere Leo Calini. Eugenio Montuori (1907-1982) è stato un architetto che si ispirò ai principi del razionalismo italiano. Partecipò alla costruzione delle città di Sabaudia e Carbonia, e alla cittadina di Pietralbona in Istria. Vinse con Leo Calini, con il quale aveva costituito lo studio professionale, e l’architetto Vitellozzi il concorso per il completamento della Stazione Termini di Roma. Partecipò nel dopoguerra a numerosi concorsi internazionali, progettò numerose  case popolari a Roma, nonché  Piani Urbanistici di città italiane. Ad Abbadia per conto della società mineraria  nel 1949 progetto la nuova Mensa e ancora in quegli anni disegnò i Bagni Spogliatoi della zona della 22, mentre nel centro urbano progettò le case operaie in via Mario Sbrilli e Via 1 ° Maggio: i cosiddetti Villini Vecchi e i Villini Nuovi. (4)

Negli anni ’50 del XX secolo nel quadro europeo troviamo esempi di grandi costruzioni in cemento armato e cristalli coloratissimi come  ad esempio la chiesa di Saint Remy di Baccarat in Francia progettata dall’ architetto greco Nicolas Kazis realizzata tra il 1953 e il 1957, una architettura sacra perciò, che ci rievoca suggestioni trasferibili simbolicamente anche nel nostro edificio industriale: luogo di lavoro e contenitore di un grande impianto metallurgico, una architettura fatta in cemento armato e pareti in vetrocemento trasparenti.

 

Edificio in cemento armato dei forni Gould

L’edificio in cemento armato dei forni Gould

 

Interno della chiesa di Saint Remy

Interno della chiesa di Saint Remy a Baccarat (Francia)

 

Un grande Museo della Metallurgia del Mercurio

Nel progetto del Parco Museo Minerario tutto l’impianto costituito dai forni Gould e Nesa, dagli impianti delle condensazioni, dai silos dei minerali e dal capannone dei nuovi asciugatoi rotativi del 1970 costituisce il percorso della metallurgia del parco. Così era previsto già nel progetto del parco minerario degli anni’90 del XX secolo, la cui previsione era corredata anche di una documentazione di valutazione economica. Questa parte dello stabilimento minerario rappresenta una sfida progettuale, una volta terminata la fase di bonifica ambientale, per la crescita del parco museo  minerario; sia per le modalità di recupero e restauro e sia per come affrontare un percorso di qualità secondo i principi recenti della museologia e della museografia. Grandi volumi, vasti,  articolati e complessi spazi che sono stati il luogo della trasformazione del cinabro in mercurio.

I manufatti e gli edifici, anche di pregio architettonico come i Gould, e gli impianti tecnologici per la cottura del cinabro dovranno essere oggetto di progetti di restauro e recupero coerente con la storia dei manufatti. Dovranno essere oggetto di studio i percorsi espositivi e di visita secondo una filosofia di allestimento scientifica e didattica che faccia comprendere e conoscere l’evoluzione della storia della metallurgia del mercurio sull’Amiata, anche in epoca antica, ma soprattutto dall’Ottocento alla chiusura della miniera intorno al 1976. E’ ormai acquisito nel mondo dell’archeologia industriale il concetto di bene culturale anche per le macchine e non solo per gli involucri edilizi, la cui conoscenza tecnologica va comunque contestualizzata storicamente  per gli aspetti produttivi,  economici,  sociali, della sicurezza e della salute sul lavoro. Ed è pure evidente che i percorsi espositivi in certi settori e ambienti del parco museo dalla connotazione più tecnologica debbano essere resi fruibili non solo dal punto di vista specialistico e dell’impianto industriale  ma anche didattico,  con uno sforzo creativo intelligente anche dal punto di vista del gioco e del coinvolgimento emotivo per trasmettere conoscenza anche ai ragazzi e bambini che costituiscono un settore fondamentale dei visitatori del museo. Non si possono escludere anche ricostruzioni di ambiente anche con manichini, come nella postazione dei quadri di comando del forno, o alla macchina degli estrattori o nella stanza dell’imbombolamento del mercurio liquido.

Dentro i forni Gould va ricollocato il modello del forno medievale di Selvena, che è stato frettolosamente tolto dalla Torre dell’Orologio ma che veniva esposto nel primo allestimento del 2000, e andranno riproposti e collocati tutti i forni dell’Ottocento e del Novecento in uso sull’Amiata, realizzati però a dimensioni più grandi per essere fruibili dai visitatori, quasi sempre a gruppi numerosi. I piccoli modellini collocati nelle piccole teche del Museo Documentale, realizzati sulla base dei disegni e delle ricostruzioni grafiche presenti nel primo allestimento, non permettono alle guide di spiegarli quando i visitatori sono in gruppi anche di 20 persone. Così dovranno essere ricostruiti negli spazi dei Gouldi i modelli del Forno a Storte che era presente invece come disegno nel primo allestimento della Torre dell’Orologio, il Forno Caillaux, il Forno Hahner, il Forno a Torre Spirek,  il Forno Cermak Spirek, il Forno Pacific. Ma certe ricostruzioni museografiche significative andrebbero riproposte anche al Siele la prima miniera dell’Amiata nell’Ottocento.

Come previsto nel Piano Attuativo del 2016 (che è lo strumento urbanistico che definisce le destinazioni d’uso, le modalità di recupero e restauro del Parco Museo Minerario di Abbadia San Salvatore, corredato di tavole e schede descrittive per ogni edificio e manufatto) il quale  individua  l’impianto metallurgico dentro il Microambito 1 (zona di identificazione urbanistica) si dovrà prevedere dentro l’edificio dei forni uno spazio da destinare a servizi igienici ed un ambiente  in grado di accogliere un gruppo minimo di 30 visitatori con sedute, forse corredato di video o pannelli storico informativo, dove la guida possa preparare  alla escursione. Questo ambiente dovrà prevedere anche un minimo di riscaldamento  temporaneo perché nei periodi  invernali possa diventare uno spazio di sosta e riposo  prima e dopo la vista alla parte metallurgica. I percorsi dovranno essere ben studiati anche con parapetti e ringhiere, o particolari accorgimenti per le pavimentazioni, costituite anche da griglie in acciaio, durante la pioggia o la formazione del ghiaccio in inverno perché molte parti dell’impianto metallurgico sono all’aperto o comunque non in spazi chiusi, per garantire una sicurezza nella mobilità degli utenti. Anche l’illuminazione dovrà essere ben studiata sia dal punto di vista scenografico sia dal punto di vista del percorso espositivo anche in notturna. Il Piano Attuativo prevede rinverdimenti nelle aree circostanti i forni e prescrive che tutto l’impianto metallurgico sia recintato, potendo quindi le viste effettuarsi a gruppi attraverso passaggi o cancelli di ingresso a queste strutture.  Se si riuscirà a completare questa vasta parte museale e in futuro riaprire e rendere visitabile anche la Galleria 22 come previsto nel progetto originario, anch’essa con trenino e  realizzando al suo interno il Percorso della Escavazione dove collocare anche i grandi macchinari utilizzati nelle gallerie, allora il Parco Museo Minerario di Abbadia San Salvatore avrà fatto un enorme salto di qualità.

Ci siamo soffermati con precedenti articoli nel sito online (Vitriol Abbadia San Salvatore) su alcune parti della vecchia miniera come il Pozzo Garibaldi,  la zona della Galleria 22, i vecchi asciugatoi, ora la zona dei Forni, ci proponiamo di presentare altre parti e ambienti relativi alle strutture secondarie che erano necessarie all’attività mineraria, spazi e edifici  che nell’area in divenire del museo  è previsto che siano destinate a svolgere funzioni di servizio e di polifunzionalità anche per eventi all’aperto. Inoltre ci soffermeremo su quelle strutture minerarie individuate come luoghi specialistici destinati alla ricerca e alla diffusione della conoscenza storica e scientifica: una articolazione di destinazioni d’uso di edifici e spazi  di un grande parco museo minerario dal forte connotato di archeologia industriale che vuole confrontarsi con le grandi realtà europee.

Agosto 2025

— A cura di Stelvio Mambrini

1) G.Maciocco, S.Mambrini, S.Mambrini, I.Tognarini, La miniera di mercurio di Abbadia San Salvatore, SI, Anno 2002/ M.Preite, G.Maciocco, S.Mambrini,S.Mambrini, Archeologia industriale in Amiata / Il recupero del patrimonio minerario, la bonifica del Siele e la costruzione del parco, Fi,2002

2) Maciocco, Mambrini, Mambrini, Tognarini op.cit./ K.Oschatz,Die Verhuetting der Zinnobererze am Monte Amiata, Die Roestrommel, In: Glueckauf – Berg – und Huettenmaennische Zeitschrift, n° 38, Anno  1918

3) Dattiloscritto di Karl Burckart./S.Mambrini La miniera e i tedeschi, Abbadia S. Salvatore 1897-1915, Abbadia S.S., Anno 2011.

4) F.Montuori, A.Di Noto (a cura di),  Eugenio Montuori Progetti Disegni Acquarelli Olii – 1907-1982, Roma, Anno  2007