Hugo Sanner, Johannes Klewitz, Hans Troegel Note storiche sui presidenti e tecnici della miniera di Abbadia San Salvatore

Il primo presidente della Società Anonima delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata dal 1897 al 1900 fu Alfred Von Haber possidente e banchiere della Pomerania (oggi in buona parte territorio della in Polonia). Dal 1900 al 1906 fu presidente Hugo Sanner di Miechovitz- Oberschleisen (Alta Slesia oggi in Polonia) residente nel 1908 a Radebeul vicino Dresda in Wasestrasse 68.  Radebeul si trova sulle rive del fiume Elba tra Dresda e Meissen ed è rinomata per i suoi vigneti, centri storici e ville. Conserva infatti ancora il ricco patrimonio di case e palazzi dell’alta borghesia di fine Ottocento e primo Novecento un  ricco campionario dell’architettura per i ricchi  borghesi tedeschi di quell’epoca. Hugo Sanner, che era stato anche direttore delle miniere di carbone di Katowice (Alta Slesia)  nel 1900 era in visita alla miniera di Abbadia ma di quell’evento non abbiamo fotografie, non sappiamo dove soggiornò dato che la villa del Direttore ancora non era stata completata, e di lui non abbiamo una immagine.

La villa a Radebeul in Wasestrasse  68  (Da Wikipedia).Dalla struttura a palazzotto con elementi che mescolano Jugendstil, ma anche stile neogotico e  neorinascimentale, questi edifici, di cui conserviamo un esempio nella nostra Villa del Direttore, si differenziano nel linguaggio formale dalle monumentali ville rinascimentali, barocche, classiche italiane

Johannes Klewitz (1847-1923)

Fu vicepresidente della società mineraria dal 1900 al 1906 e presidente dal 1907 al 1915 e risiedeva nel primo Novecento a Klein Luebars presso Magdeburgo. Nel 1913 era in visita alla miniera di Abbadia ma anche di lui, esponente di quel mondo di banchieri e capitalisti tedeschi,  non abbiamo una immagine e foto di quell’evento. Era sposato con Leonie Goguel e uno dei suoi figli, Otto Klewitz fu un perito minerario (Bergassessor). Risulta morto a Klein Luebars dove viveva, ma alla fine del secolo XIX abitava nel castello di Slawentzitz – Oberschleisen (Alta Slesia) territorio che apparteneva alla Germania. Infatti intorno alla fine dell’Ottocento risultava direttore generale della tenuta principesca di Hohenlohe dell’amministrazione mineraria di  Slawentzitz oggi  Slawiecice in Polonia. Il palazzo appartenne nell’Ottocento al principe Augusto di Hohenlohe- Oehringen, e la famiglia lo trasformò nel centro amministrativo e residenziale delle loro imprese nell’Alta Slesia che includevano grandi fonderie di zinco. Il figlio, principe Hugo, ampliò il complesso architettonico che divenne noto come la Versailles della Slesia. Danneggiato durante la seconda guerra mondiale fu demolito  negli anni ’70 del XX secolo quando la regione apparteneva alla Polonia. Verso la fine del XIX secolo Johannes Klewitz abitava a Klein Luebars dove aveva un maniero. Nei terreni circostanti realizzò un grande parco dove  poi volle essere sepolto e dove ancora oggi si trova la sua tomba.

La tomba di Johannes Klewitz a Klein Luebars (Da Wikipedia)

Il Palazzo di Slawentzitz nel primo Novecento (Da Wikipedia)

Hans Troegel

Dopo la morte dell’ingegnere  Friedrich Ammann  primo direttore tecnico della miniera, arrivò Karl Rhode (1879-1909) bergassessor (perito minerario) che morì improvvisamente ad Abbadia. Arrivò quindi Hans (diminutivo di Johannes) Troegel di Schleiz – Turingia che diresse la miniera dal 1909 al 1915 quando allo scoppio della prima guerra mondiale i tedeschi lasciarono Abbadia. Sappiamo che nel 1909 Troegel era assistente presso l’Obergamte di Clausthal nella montagna dell’Harz dal quale venne esentato dal servizio pubblico per assumere un posto presso la miniera di Abbadia. Hans Troegel nacque come detto a Schleiz da Franz Alfred commerciante e da Laura Scherf di religione  evangelica. Si sposò con Charlotte Anna Peisker di Schleiz e morì nel 1940.  I suoi studi nel settore minerario gli attestano nel 1903  il titolo di Bergrefrendar    (non conoscendo bene il significato del termine in tedesco lo traduciamo  come apprendista minerario),  nel 1905  di Oberbergamt in Klausthal  cioè “superiore di ufficio minerario” a Clausthal, nel 1907 di bergassessor (simile probabilmente  al titolo italiano di perito minerario) e in  un documento postumo del 1946 di Bergwerkdirektor ovvero Direttore Minerario. Di Hans Troegel, dopo la partenza dei tedeschi da Abbadia nel 1915, sappiamo che in Germania redasse dei pareri tecnici sulle saline di Monaco, sulla costruzione di una diga a  Bleiloch vicino a Schleiz e sulle miniere di Lobstein in Turingia nel 1925.(a) Nel 1920 il Bergassessor Hans Troegel pubblicò su una rivista di geologia tedesca un articolo sulle miniere di mercurio del sud della Toscana insieme al Bergreferrender  F. Ahlfeld e nel 1930 un altro articolo sul mercurio. Friedrich Ahlfeld nato nel 1892 a Monaco fu un ingegnere minerario e geologo tedesco  che studiò all’Accademia di Clausthal per poi specializzarsi in geologia e giacimenti minerari. Dopo il 1920 Ahlfeld visitò molti paesi europei tra cui anche l’Italia e poi il Sudamerica; è considerato  il padre della geologia della Bolivia dove fu anche professore in istituti scolastici.

La casa dei Troegel a Schleiz (Foto dallo Stadtarchiv di Schleiz)

 

Franz Alfred Troegel ( Foto dallo Stadtarchiv di Schleiz)

Le miniere di mercurio di Horni Luby

Nel 1939 ci fu l’occupazione nazista-tedesca della Repubblica Ceca.  I tedeschi si proposero di riattivare una  miniera di mercurio nei pressi del villaggio di Luby e promisero al Comune di Luby 15.000 marchi se fosse stata riaperta. Fu incaricato  di valutare tale possibilità Hans Troegel  che redasse una corposa relazione l’ 8 luglio 1939. La perizia attestò la complessità dell’operazione e l’ antica miniera  non fu riaperta. Nella Repubblica Ceca esistono altri luoghi dove nel passato c’erano state miniere di mercurio: a Jedovà hora (Giftberg) vicino al villaggio di Nerezìn (nella Boemia centrale), Bezdruzice (nell’ovest della Boemia),  Svatà vicino Beroun (nella Boemia centrale) e Jesenny vicino Semily (nell’est della Boemia), miniere comunque più piccole di quelle di Horni Luby. La Boemia è stata una regione europea dove erano presenti giacimenti di cinabro e dalle scuole minerarie della Boemia sappiamo che giunse sull’Amiata l’ingegnere Vincent Spirek nato a Bubovice nella Boemia Centrale, uno dei massimi  esperti minerari e metallurgici europei del periodo  che a fine Ottocento introdusse i forni di sua ideazione per la cottura del cinabro da cui si ricavava il mercurio sull’Amiata e che fu direttore della miniera del Siele.

Nonostante fosse relativamente piccolo il giacimento di mercurio di Horni Luby competeva con le miniere di mercurio di Idria e Almaden nel XVI secolo. Si stima che la produzione di mercurio di Horni Luby raggiungesse circa il 10-30% della produzione di mercurio delle miniere di Idria e Almaden. Fino al 1525 il mercurio poteva essere commerciato a Venezia tra il 1525 e il 1527. Oltre a Venezia il mercurio di Horni Luby veniva  venduto anche a Norimberga, Anversa e Lione. Tra il 1525 e il 1540 la produzione di questa miniera era compresa tra le 6 e le 15 tonnellate all’anno. Tra il 1560 e il 1570 la produzione scese a 0,5 – 3 tonnellate all’anno mentre  le escavazioni  erano scese alle profondità di 50- 100 mt sotto la superficie. Nel 1597 la miniera fu abbandonata e i tentativi di ripresa delle attività minerarie nei secoli XVII, XVIII,XIX non furono estese e fallirono. Successivamente l’attività in questa miniera fu occasionale e  insignificante. Si calcola che nella storia la miniera di Horni Luby abbia prodotto in totale 200 tonnellate di mercurio. (1)

Cinabro (Cinabarit) proveniente dalla miniera di Horni Luby (Immagine estratta da: Le miniere di mercurio in Horni Luby di Dalibor Velebil, cit.n1)

Conclusioni

Dopo la morte del primo ingegnere Friedrich Ammann la società non inviò a dirigere la miniera altri ingegneri ma dei bergassessor ovvero dei periti minerari probabilmente ritenendoli in grado di dirigere lo stabilimento di Abbadia. La miniera era già nel 1910 ben strutturata e organizzata e poteva contare su uno staff di ingegneri  quali Karl Burchard, Heinrich Dausck, Kurt Ochatz, Giovanni Repulus affiancati anche dal tecnico italiano Giovanni Maffeo, specialisti che possedevano competenze nei vari settori, minerario, metallurgico, meccanico ed elettromeccanico e che riuscirono a formare operai specializzati. Anche nella falegnameria  si distinsero dei bravi operai che acquisirono professionalità nella realizzazione di capriate in castagno e legno di abete, tavolati per costruire  manufatti destinati a magazzini e depositi, ma anche  elementi lignei, prototipi di pezzi meccanici o utilizzati come parti impiantistiche quali tramogge, solai, scivoli, insieme a manufatti in metallo: elementi lignei ben  riconoscibili nei disegni  ancora conservati negli archivi minerari. E poi si produssero anche  manufatti decorativi e di finiture delle costruzioni come infissi e porte: d’altra parte la cultura costruttiva lignea nordica era molto avanzata rispetto alla tradizione italiana che si basava su una tradizione muraria più consolidata. Quella cultura costruttiva tedesca è ancora leggibile negli edifici di quel periodo ancora esistenti nella nostra miniera.

Hans Troegel proveniva dalla Turingia una regione anch’essa ricca di testimonianze minerarie  e musei minerari,  mentre i  due presidenti della società mineraria di Abbadia, Sanner e Klewitz, provenivano dall’Alta Slesia una regione allora appartenente alla Germania, oggi parte della Polonia e in piccola misura della Repubblica Ceca, con una forte tradizione mineraria.  Anche in queste regioni esistono oggi importanti musei minerari e vengono promosse iniziative e progetti di recupero ambientale e valorizzazione delle testimonianze minerarie e di archeologia industriale. Ricorrono nei riferimenti storici a quel gruppo di tecnici, banchieri e capitalisti tedeschi che dettero inizio alla nostra miniera  i luoghi delle foreste della Turingia, della montagna dell’Harz, descritta da poeti come Heinrich Heine delle foreste della Turingia, delle colline e dei densi centri urbani dell’Alta Slesia,  una regione complessa quest’ultima dove si sono intrecciate le culture tedesca, slesiana e polacca, il mondo del lavoro e delle miniere, le lacerazioni della  2° guerra mondiale, le città industriali, dove è ambientato il dramma ottocentesco I Tessitori dello scrittore tedesco Gerhart Hauptmann. Queste realtà industriali e minerarie anche nelle loro produzione letterarie,  poetiche e di vita possono offrirci spunti di riflessione per  comprendere meglio quel periodo di trasformazione economica, sociale e paesaggistica del nostro territorio di primo Novecento  e fornirci idee  per percorsi culturali futuri legati al nostro parco museo minerario che guardino al mondo europeo.

 

  • Le miniera di mercurio in Horni Luby vicino Cheb, Repubblica Ceca di Dalibor Velebil. (L’articolo originale è in lingua ceca con una sintesi in inglese fornitoci dal prof. Dalibor Velebil del Narodnì Muzeum di Praga. Dalibor Velebil nel 2006 ha visitato il museo minerario di Abbadia San Salvatore e quello di Santa Fiora.)

Per la storia della miniera ricordiamo i libri, i primi due  consultabili anche su questo sito: G. Maciocco, S. Mambrini, S. Mambrini, I. Tognarini, La miniera di mercurio di Abbadia San Salvatore // S. Mambrini, La Miniera e i Tedeschi 1897-1915// L. Segreto, La Società Monte Amiata// M .Fabbrini, C. Maccari, Fui io che la difesi a viso aperto. Friedrich Ammann e la nascita della miniera di Abbadia San Salvatore.

  • Per le notizie e le foto dello Stadtarchiv di Schleiz si ringrazia il Dott. Ingo Moeckel
Cinabro Miniera di Hornì Luby

Cinabro – Miniera di Hornì Luby – Repubblica Ceca, Narodni Muzeum (Da: D. Velebil, Dolovànì cinabaritu v Hornìch Lubech v Chebu, Ceska republica, 2009)

Gennaio 2026

— A cura di Stelvio Mambrini