{"id":4862,"date":"2026-05-20T15:51:01","date_gmt":"2026-05-20T13:51:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.museominerario.it\/2018\/?p=4862"},"modified":"2026-05-26T17:11:40","modified_gmt":"2026-05-26T15:11:40","slug":"la-costruzione-dellospedale-della-miniera-di-abbadia-san-salvatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.museominerario.it\/2018\/la-costruzione-dellospedale-della-miniera-di-abbadia-san-salvatore\/","title":{"rendered":"La costruzione dell\u2019ospedale della miniera di Abbadia San Salvatore"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_single_image source=&#8221;featured_image&#8221; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; css=&#8221;&#8221; lazy_loading=&#8221;true&#8221;][vc_column_text css=&#8221;&#8221;]Nel 1905 Friedrich Ammann, direttore della miniera aperta nel 1897, pens\u00f2 di costruire un ospedale per i circa 700 operai, non solo per la cura degli infortuni ma anche per la cura delle malattie naturali. Viste le cattive situazioni igieniche delle sovraffollate case dei minatori pens\u00f2 di dotarlo di una stanza\u00a0 anche per le donne partoriente. Nel 1914 fu autorizzata la sua apertura, all\u2019inizio con la disponibilit\u00e0 di soli cinque letti. L\u2019ospedale intitolato a Santa Barbara ebbe un regolamento, un medico chirurgo (il Dott. Arturo Manzella) e un consulente (il Prof. Dott. Porta Silvio). Tra i primissimi medici \u00a0ci fu anche il Dott. Viti Alfredo. L\u2019ospedale doveva fornire le cure ai soci della Societ\u00e0 di Mutuo Soccorso, agli operai della miniera, alle famiglie dei soci della Societ\u00e0 di Mutuo Soccorso, ma anche alla popolazione di Abbadia e degli altri comuni con tariffe a pagamento<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>Per il progetto dell\u2019ospedale Ammann incaric\u00f2 l\u2019ingegnere Dante Parenti che nel 1902, insieme all\u2019ingegnere Alberto Facchini, aveva vinto un concorso del Ministero dell\u2019Interno per un progetto di sanatorio tipo, ottenendo un premio di 5.000 lire. Il secondo premio era stato assegnato all\u2019architetto Giovanni Tempioni e all\u2019ingegnere Romolo Conti<em>.<\/em> L\u2019ospedale di Abbadia ha la stessa tipologia a C dell\u2019ospedale Caselli di Quarrata progettato nel 1903 da Giovanni Tempioni. Abbadia a fine Ottocento era un paese con una situazione igienico sanitaria pessima e l\u2019ospedale non fu costruito da un ente pubblico. Esso rappresent\u00f2 un presidio sanitario importante inquadrandosi nella politica del paternalismo industriale \u00a0della societ\u00e0 mineraria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019ospedale di Abbadia non nacque come luogo di cura delle malattie respiratorie dei minatori\u00a0 o come sanatorio, ed Ammann non pare pensasse all\u2019inizio ai problemi dell\u2019intossicazione da mercurio che colpir\u00e0 molti operai dei forni e sui quali si incentreranno le prime indagini sanitarie tra cui quella del 1908. La testimonianza di Suor Gemma del 1986, che cominci\u00f2 a lavorarvi dal 1929, \u00e8 un racconto prezioso sull\u2019organizzazione e sulle vicende dell\u2019ospedale, sui dottori che lo diressero, ed offre informazioni anche sull\u2019assistenza fornita ai minatori ed ai fornai.[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;4865&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; css=&#8221;&#8221; image_hovers=&#8221;false&#8221; lazy_loading=&#8221;true&#8221;][vc_column_text css=&#8221;&#8221;]<em>L\u2019ospedale nei primi del Novecento<\/em>[\/vc_column_text][vc_column_text css=&#8221;&#8221;]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per il progetto dell\u2019ospedale Ammann incaric\u00f2 l\u2019ingegnere Dante Parenti, dell\u2019 Impruneta, laureato in ingegneria civile a Bologna, con studio a Firenze. Si trattava di un rinomato progettista di strutture sanitarie collaboratore con l\u2019ingegnere Alberto Facchini di Roma in tematiche sanitarie come, progetti di manicomi, ospedali, sanatori, lavanderie, disinfezioni, fognature. E proprio lo Studio di Ingegneria Sanitaria Dante Parenti e Alberto\u00a0\u00a0 Facchini vincer\u00e0 nel 1902 il concorso indetto dal Ministero dell\u2019Interno per un progetto di Sanatorio dal titolo <em>\u201cla Salute del povero \u00e8 la ricchezza delle Nazioni, progetto di Sanatorio per tubercolosi poveri\u201d<\/em> <em>\u201cSalus Popoli<\/em>\u201d<em>. <\/em>Il primo premio consister\u00e0 in 5.000 lire mentre il secondo premio sar\u00e0 assegnato al progetto dell\u2019architetto Giovanni Tempioni e dell\u2019ingegnere Romolo Conti<em>. <\/em><strong>(3)<\/strong> Chiaramente la storia dell\u2019architettura sanatoriale ed ospedaliera va ricercata pi\u00f9 con la storia della medicina che non dell\u2019architettura e il disegno dei sanatori e delle strutture sanitarie erano e lo sono ancora il prodotto di un lavoro a quattro mani: architetto o ingegnere e medico.<\/p>\n<p>4<\/p>\n<p><em>Progetto Ing. Parenti Ing. Facchini. Da: Rivista Ingegneria Sanitaria anno 1902<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Ospedale Caselli di Quarrata Da: Rivista Ingegneria Sanitaria Anno 1904, n 1<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019ospedale di Abbadia ha la stessa tipologia \u201ca C\u201d dell\u2019ospedale Caselli di Quarrata del 1903 progettato dall\u2019architetto Giovanni Tempioni di Ravenna, nato nel 1858, rinomato progettista di fine Ottocento primo Novecento specializzato in strutture sanitarie. Nel 1904 il Tempioni aveva progettato l\u2019Ospedale Infantile Alessandri di Verona, poi riorganizzer\u00e0 nel 1900 i nuovi padiglioni dell\u2019Ospedale S. Maria delle Croci a Ravenna e nel 1911<\/p>\n<p>5<\/p>\n<p>progetter\u00e0 l\u2019ampliamento dell\u2019Ospedale Umberto I a Torino. Nel 1914 sar\u00e0 nominato commendatore quale riconoscimento per le sue geniali costruzioni ospitaliere.\u00a0 Le tipologie ospedaliere di Primo Novecento all\u2019avanguardia erano quelle a padiglioni, collegati da corridoi coperti orizzontali, strutture dove si praticava la massima igiene, l\u2019areazione degli ambienti, l\u2019isolamento dei reparti; architetture immerse nel verde di giardini e parchi che erano considerati parte delle cure e delle convalescenze. Oggigiorno con l\u2019evoluzione della medicina anche\u00a0 le tipologie ospedaliere moderne sono cambiate e quelle a monoblocco o piastra\u00a0 offrono maggiore efficienza nei percorsi e nell\u2019uso delle tecnologie moderne per un\u2019\u00a0 alta intensit\u00e0 di cura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Pubblicit\u00e0 dello Studio Facchini \u2013 Parenti. Da: Rivista Ingegneria Sanitaria<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (per l\u2019ingegnere Parenti si riporta la iniziale del nome \u201cA\u201d che \u00e8 per\u00f2 un errore)<\/em><\/p>\n<p>6<\/p>\n<p>L\u2019ospedale di Abbadia non fu costruito da un ente pubblico ma va inquadrato nella politica del paternalismo industriale della societ\u00e0 mineraria. Esso si colloca in quel fenomeno cominciato nell\u2019Ottocento e in Italia avviato con le riforme sanitarie di \u00a0fine Ottocento. In Inghilterra dalla met\u00e0 del \u2018700 con la rivoluzione industriale era cominciata a crescere la produttivit\u00e0 delle campagne e molte persone si erano spostate nelle citt\u00e0 nei cui sobborghi nacquero\u00a0 \u00a0fabbriche, agglomerati di case con condizioni igieniche pessime; si diffuse l\u2019inquinamento. Le autorit\u00e0 cominciarono a preoccuparsi dell\u2019igiene pubblica e la situazione venne vista anche come un possibile pericolo sociale, pertanto si iniziarono a prendere dei provvedimenti. \u00a0Questo avvenne anche in altri paesi europei. Dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia nel 1861 l\u2019Italia risultava un paese povero con una popolazione in prevalenza concentrata nelle campagne, tuttavia ci si cominci\u00f2 ad occupare del degrado sociale e degli ambienti urbani malsani. Il Governo Crispi (1887-91 \/ 1893 -96) eman\u00f2 dei provvedimenti \u00e8 avvi\u00f2 riforme igienico sanitarie anche con interventi strutturali e infrastrutturali importanti anche se poi questo progetto di opere pubbliche sar\u00e0 limitato. Comunque con la riforma sanitaria si pass\u00f2 dalle opere pie alle opere pubbliche. Le piccole comunit\u00e0 fino ad allora avevano cercato di dotarsi di medici pagati dal Comune. Il periodo trascorso tra il 1851 e il 1856 a Celle sul Rigo e poi a Piancastagnaio di Michele Carducci padre di Giosu\u00e8 ci offre uno spaccato di come fosse la vita di un medico in una piccola comunit\u00e0 a met\u00e0 Ottocento. <strong>(4)<\/strong> Con la nuova legge sanitaria del Governo Crispi divent\u00f2 obbligatorio per i Comuni avere il medico, ci si pose il problema dell\u2019igiene nei punti vendita di alimenti, nei bar, nelle osterie, nei forni, nelle macellerie; si promosse l\u2019apertura di farmacie. I vecchi ospedali e le strutture ospitaliere nelle citt\u00e0 erano state sempre gestite dai religiosi, ma ora si voleva dare un\u2019organizzazione pubblica pi\u00f9 complessiva. C\u2019erano stati dei benefattori e c\u2019erano ancora altri che costruivano qualche struttura assistenziale; stavano nascendo nelle citt\u00e0 anche \u00a0le societ\u00e0 operaie che davano sostegno ai pi\u00f9 poveri, che si interessavano delle abitazioni per gli operai. Intanto cresceva anche il dibattito tecnico \u2013 culturale sulle strutture quali gli ospedali, i bagni pubblici, gli asili, le scuole.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>7<\/p>\n<p>Tra le malattie endemiche pi\u00f9 importanti era presente la tubercolosi (spesso evocata nella letteratura e nei melodrammi musicali, come per la morte di \u00a0Silvia del Leopardi, di Mim\u00ec della Boheme, di Violetta della Traviata) e nelle riviste sanitarie si affrontavano anche la questione della costruzione dei sanatori per la sua cura. In queste riviste sanitarie si dibatteva \u00a0\u00a0sui temi dell\u2019igiene, delle case sane, delle disinfezioni, delle lavanderie, delle fognature, della costruzione delle reti di acqua potabile, dei bagni pubblici e privati, dell\u2019impiantistica elettrica e termoidraulica. Abbadia a fine Ottocento era un paese povero, con una situazioni igienica sanitaria pessima, non c\u2019era l\u2019illuminazione pubblica salvo qualche lampione a petrolio, non c\u2019erano le fogne, non c\u2019erano i bagni nelle case (si usavano le concimaie nelle stalle), erano ricorrenti le epidemie di tifo e colera. Le malattie della pelle diffuse per la scarsa igiene si curavano con le acque sulfuree del vicino Bagni San Filippo. A met\u00e0 Ottocento si era provveduto ad installare qualche orinatoio alle porte del paese; gli antichi e medievali lavatoi in Piazza XX Settembre servivano per lavare i panni ma spesso si andava anche lungo i torrenti. \u00a0Con l\u2019apertura della miniera nel 1897, si incanalarono i fossi che attraversavano la miniera e il paese. Lo stabilimento industriale venne strutturato; fu installata una centralina idroelettrica nel fosso di San Giovanni che forn\u00ec la prima energia elettrica agli impianti ed ai primi\u00a0 edifici minerari (nei primi pozzi si usarono anche macchine a vapore) poi nel 1906 entr\u00f2 in funzione la centrale idroelettrica del Pagliola (che fornir\u00e0 luce anche al paese); si fecero le fogne, si port\u00f2 l\u2019acqua corrente nelle case e nei bagni dentro la miniera convogliando l\u2019acqua delle sorgenti esistenti intorno lo stabilimento industriale che la societ\u00e0 mineraria mise in rete. In paese, il Comune, con gli introiti delle tasse pagate dalla societ\u00e0 mineraria, cominci\u00f2 a sistemare gli Ortefossi, fece le fognature e la lastricatura delle vie del \u00a0borgo, cominci\u00f2 a coprire piazza della Repubblica, install\u00f2 qualche fontanella in centro, sistem\u00f2 gli antichi lavatoi nei pressi di Porta Castello. Il cimitero che era sempre stato di fronte l\u2019abbazia, a fine Ottocento venne spostato a monte tra via Ammann e via 1\u00b0 Maggio, poi \u00a0nei primi anni \u201930 con lo sviluppo urbano del paese verso la miniera sar\u00e0 trasferito in localit\u00e0 Castagnatucci.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>8<\/p>\n<p>Dopo l\u2019entrata in funzione della centrale idroelettrica del Pagliola e l\u2019arrivo dell\u2019energia elettrica i minatori chiesero alla societ\u00e0 mineraria di installare qualche lampadina anche sulla strada, oggi via Ammann, che dal borgo portava in miniera.<\/p>\n<p>Anche in Europa era forte il dibattito sui sanatori e sugli ospedali anche in riferimento alle aree industriali e minerarie, visti come pronto soccorso, presidio e cura delle malattie degli operai. Erano numerosi ad esempio gli ospedali nell\u2019area carbonifera di Le Creusot in Francia; era \u00a0\u00a0importante quello di Almaden il grande centro minerario europeo per l\u2019estrazione del mercurio. I sanatori tedeschi generalmente venivano \u00a0costruiti \u00a0nelle zone montane dove c\u2019era aria pura. In\u00a0 quello di Goerbensdorf\u00a0 nel 1856 il medico Hermann Brehmer riteneva utile per la cura della malattia la presenza dei boschi di resinose, l\u2019applicare una terapia del riposo, fornire una ricca sovralimentazione; in quello di \u00a0Falkestein nella regione del Taunus, con la sua pianta \u201ca C\u201d per proteggersi dai venti, \u00a0si prevedevano l\u2019 elioterapia, ovvero prendere il sole sulle sdraie, una sana e sostanziosa alimentazione, il riposo in una struttura immersa in boschi di conifere. Famoso anche il sanatorio svizzero di Davos, dove \u00e8 ambientato il romanzo <em>La montagna incantata <\/em>di Tomas Mann, o quello di Arco ed altri nelle Alpi trentine, strutture gi\u00e0 appartenute all\u2019impero austriaco e poi diventate italiane. I sanatori, dove\u00a0 si stava ricoverati per mesi e anche anni, erano luoghi di sofferenza, spesso vi si moriva perch\u00e9, sebbene il bacillo della Tubercolosi fosse stato scoperto da Koch nel 1882, solo con gli antibiotici negli anni \u201970 del XX secolo la malattia sar\u00e0 debellata definitivamente. Per fare presente quale fosse il livello della medicina del tempo ricordiamo come un farmaco fondamentale come la <em>Penicillina <\/em>arriver\u00e0 con gli americani durante la Seconda Guerra Mondiale e la prima diffusione si far\u00e0 nella primavera del 1945. Tra i farmaci storici esisteva \u00a0nel primo Novecento \u00a0il <em>Chinino<\/em> per curare la malaria. Nel luglio 1906 a causa di una epidemia di malaria nella miniera di Cortevecchia la societ\u00e0 mineraria Monte Amiata ne acquister\u00e0 molto dalla Bisleri. Non sappiamo quali fossero gli effetti di quel contagio, ma una ricerca storica di quei mesi andrebbe fatta anche perch\u00e9 resta un dubbio sulla causa della morte di Enrico Serdini avvenuta nell\u2019agosto del 1906, che era in quel periodo caporale \u00a0in quella miniera.<\/p>\n<p>9<\/p>\n<p><em>Sanatorio sulla montagna dell\u2019Harz<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>L\u2019ospedale di Almaden<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10<\/p>\n<p><em>Infermeria Ospedale a Le Creusot (1863) Da: Les Etablissements Schneider. Economie Sociale, anno 1912<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 probabile che il direttore della miniera Ammann conoscesse qualche realizzazione ospedaliera tedesca e tuttavia si rivolse all\u2019ingegnere Dante Parenti esperto di strutture sanitarie. Anche in Italia nelle riviste sanitarie \u00a0gli argomenti trattati \u00a0riguardavano come si dovesse costruire un sanatorio, come affrontare l\u2019igiene dei centri abitati, come costruire gli asili, come garantire e progettare la ventilazione degli ambienti, come realizzare gli impianti idrici, \u00a0quelli di riscaldamento, come costruire le lavanderie, i lavatoi, le latrine pubbliche, i mattatoi.<\/p>\n<p>L\u2019ospedale di Abbadia non nacque come sanatorio, ed Ammann non pare pensasse all\u2019inizio alle problematiche delle malattie respiratorie dei minatori e dell\u2019intossicazione da mercurio che colpir\u00e0 molti operai dei forni e sui quali si incentreranno le prime indagini sanitarie. Ammann riteneva quella del 1908 del Dott. Giglioli troppo eccessiva tale da creare apprensione tra gli operai dei forni. <strong>(5)<\/strong> Ma i tecnici tedeschi della miniera, come l\u2019ingegnere Ochatz evidenzia in alcuni suoi scritti del 1910, erano consapevoli che<\/p>\n<p>11<\/p>\n<p>l\u2019installazione dei forni rotativi (la societ\u00e0 ne istall\u00f2 uno sperimentale nel 1911) avrebbe quasi risolto il problema delle fughe di gas mercuriale che avvenivano anche con gli avanzati forni Cermak Spirek. Ed anche l\u2019installazione degli asciugatoi rotativi elimin\u00f2 la grande produzione e diffusione di polvere che gli operai respiravano nel rimuovere con zappe e pale il materiale \u00a0negli asciugatoi piani a calore, dove le terre mineralizzate erano sparse sopra a lastre in ghisa riscaldate da sottostanti stufe a legna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Interno dell\u2019 ospedale di Abbadia San Salvatore. Anni 1915-18. In piedi si riconosce il Dott. Alfredo Viti<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Il piccolo ospedale di Abbadia non fu pensato come sanatorio, (anche se prima della seconda guerra mondiale accoglier\u00e0 in una piccola sezione anche bambini affetti dalla tubercolosi). I grandi sanatori furono luoghi dove sono stati spesso ambientati romanzi ed anche dei film; l\u2019ospedale di<\/p>\n<p>12<\/p>\n<p>Abbadia fu un presidio sanitario importante per gli operai e la popolazione di Abbadia e della zona; fu un luogo di cura e sofferenza dove si\u00a0 intrecciarono le storie delle persone malate e in cura. L\u2019ospedale Santa Barbara \u00e8 stato un pronto soccorso fondamentale per la cura degli infortuni sul lavoro\u00a0 dei minatori e per la cura di quegli operai\u00a0 che potevano intossicarsi con i gas mercuriali nei forni a Torre e Cermak Spirek della miniera. La testimonianza di Suor Gemma che cominci\u00f2 a lavorarvi dal 1929 \u00e8 un racconto prezioso sull\u2019organizzazione e sulle vicende dell\u2019ospedale, sui dottori che vi lavorarono come il Dott. Allodi, il Dott. Griseri, il Dott. Rossaro. Il suo racconto offre informazioni anche sull\u2019assistenza fornita ai minatori ed agli operai che lavoravano ai forni\u00a0 dove si produceva il mercurio: <em>\u201c\u2026\u2026Venivano che tremavano tutti, quando stavano ai forni specialmente, che bisognava imboccalli perch\u00e9 non gliela facevano. Gli prendeva a piangere, gli prendeva a piange, si emozionavano, non erano boni nemmeno a mangiare, bisognava imboccalli,\u2026\u201d <\/em><strong>(6) <\/strong><\/p>\n<p>1 <em>G. Maciocco, S. Mambrini, S. Mambrini. I. Tognarini, La miniera di Mercurio di Abbadia S. Salvatore, SI, 2000 \/ M. Fabbrini, C. Maccari, Fui io che la difesi a viso aperto, PG 2022. <\/em>Ricordiamo che gli ospedali pi\u00f9 vicini erano a Siena o Montepulciano e i malati e feriti, semprech\u00e8 fosse possibile, vi\u00a0 potevano essere portati con carrozze e barrocci.<\/p>\n<p>2 <em>I. Forti, A. Nocci, L. Taliani, Sul filo della Memoria. Cartoline d\u2019epoca su Abbadia S.S. e la sua gente, 1992.<\/em><\/p>\n<p>3 <em>Rivista di Ingegneria Sanitaria, anno 1902 <\/em><\/p>\n<p><em>4 G. Fatini, Il padre di Giosu\u00e8 Carducci Medico nel Senese. <\/em>In: <em>Bullettino Senese di Storia Patria, SI, 1973<\/em><\/p>\n<p>5 <em>Le prime inchieste cliniche sui casi di idrargirismo nella miniera di Abbadia S.S. (1908-1909) <\/em>Sul sito del Museo Minerario di Abbadia S.S. al Link <em>Archivio storico<\/em><\/p>\n<p><em>6 Un\u2019isola in terra ferma. Storia orale di una comunit\u00e0 mineraria dell\u2019Amiata, SI, 1995<\/em>:Testimonianza di Suor Gemma. Tra i film ambientati nei sanatori ricordiamo <em>Una breve vacanza<\/em> di Vittorio De Sica del 1973.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stelvio Mambrini\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Maggio 2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Maggio 2026<\/p>\n<h4 style=\"text-align: right\">\u2014 A cura di Stelvio Mambrini<\/h4>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_single_image source=&#8221;featured_image&#8221; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221; css=&#8221;&#8221; lazy_loading=&#8221;true&#8221;][vc_column_text css=&#8221;&#8221;]Nel 1905 Friedrich Ammann, direttore della miniera aperta nel 1897, pens\u00f2 di costruire un ospedale per i circa 700 operai, non solo per la cura degli infortuni ma anche per la cura delle malattie naturali. 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