Dall'inizio dell'ottocento le miniere dell'Amiata assieme a quelle
spagnole di Almaden e a quelle slovene di Idrija hanno sfruttato i
principali giacimenti di mercurio nel mondo.
Nella metà dell'ottocento, geologi e ricercatori cominciarono
ad esplorare il territorio dell'Amiata alla ricerca di giacimenti
di cinabro per la produzione del mercurio.
Le prime ricerche non ebbero molto successo, vennero abbandonate e
poi riprese, sino a quando, nel 1897, le nuove esplorazioni portarono
alla individuazione di un giacimento in località le Lame che
si dimostrò essere il più importante della zona. IN
seguito a questi ritrovamenti il 20 giugno 1897 fu fondata a Livorno
da Vittorio Emanuele Rimbotti in associazione con uomini d'affari
tedeschi la Società Anonima delle Miniere di Mercurio del Monte
Amiata che, nell'agosto dello stesso anno, dopo aver acquistato terreni
in località Le Lame e l'Ermeta, avviò la costruzione
dello stabilimento metallurgico. L'infrastruttura tecnica dello stabilimento,
progettato dal direttore tecnico Friedrich Amman con la collaborazione
dell'Ing. Vincenzo Spirek, era composta di quattro forni Cermak-Spirek
muniti di condensatori e ventilatori, da un'officina meccanica e da
un piccolo bacino idrico per la produzione di energia elettrica. Il
31 gennaio 1899 con l'accensione dei primi forni entra in attività
la miniera di Abbadia
San Salvatore.
Durante i primi anni del secolo, la miniera fu in continuo fermento:
si acquistarono nuovi terreni, si aprirono nuove gallerie, vennero
costruiti nuovi impianti secondo le tencologie più avanzate,
si accrebbe il numero di minatori occupati e aumentò la produzione
di mercurio che dal 1900 al 1920 passò dall'8% al 25% dell'intera
produzione mondiale. Contemporaneamente si potenziò la struttura
finanziaria con l'entrata nella società di un nuovo partner:
la Banca Commerciale Italiana.
Allo scoppio della prima guerra mondiale in miniera si lavorava a
ritmi elevatissimi. La produzione venne requisita dalle autorità
militari. I tecnici tedeschi partirono da Abbadia e il controllo finanziario
e direzionale della Monte Amiata passò totalemtne in mani italiane
(la Banca Commerciale Italiana). Dopo la guerra la Monte Amiata venne
a beneficiare di una solida situazione finanziaria. Vantava un'oraganizzazione
tecnico-produttiva all'avanguardia: nel 1925 la miniera di Abbadia,
orami sviluppata in sotterraneo per oltre dieci livelli, disponeva
di tre asciugatoi rotativi, di sette forni Cermak-Spirek a cupole
e di quattordici forni a torre Spirek. L'attività proseguì
con regolarità fino al 1930 quando, a cuasa della grande crisi
economica mondiale, si dovette far fronte alla forte contrazione delle
vendite e dal sensibile calo dei prezzi sul mercato mondiale. Nel
1932 il minstero dell'industria accolse la domanda della Società
Monte Amiata di cessare i lavori. Il personale venne drasticamente
ridotto alle sole necessità di manutenzione delle gallerie.
IL salvataggio economico della miniera fu possibile grazie all'intervento
dell'IRI che dispose il trasferimento della Monte Amiata all'industria
di Stato. Ciò consentì, nel 1936, la ripresa dei lavori
che continuarono a ritmi regolari fino a tutto il 1943. Con il passaggio
della guerra, nel 1944, la produzione venne dimezzata anche a casua
dei danni subiti dagli impianti: furono distrutti tutti i forni Spirek,
la cabiona di trasformazione e le installazioni dei pozzi. Fortunamente
la centrale
idroelettrica e buona parte del materiale e delle attrezzature,
opportunatamente occultati, si salvarono. Nel 1946 l'attività
produttiva della miniera raggiunse nuovamente i valori d'anteguerrra
con 30.000 bombole prodotte e l'impiego di circa 950 operai. Dal 1948
sino alla fine degli anni 50 l'attività mineraria conobbe periodi
alterni: a piccole crisi, con conseguente diminuzione della produzione
e della manodpoera, si susseguirono periodi di ripresa produttiva
dovuta al buon andamento del mercato internazionale del mercurio.
Vennero potenziati i lavori in sotterraneo con la realizzazione di
nuovi pozzi (Garibaldi e San Callisto) furono installati nuovi forni
a tencologia più avanzata (Gould), migliorarono le condizioni
lavorative dei minatori sia in sotterraneo che nello stabilimento
metallurgico. Per tutti gli anni ' 60, nonostante l'instabilità
del mercato l'aumento delle giacenze di bombole invendute e la riduzione
della manodopera l'attività produttiva e di ricerca continuò
e vennero apportati, in adeguamento all'evoluzione delle tecniche
minerarie, miglioramenti alle metodologie di lavoro, all'ambiente
di cantiere e alle condizioni di sicurezza. Intorno al 1969-70, si
aprì una crisi del mercurio a scala mondiale. Essa fu causata
principalmente da motivi ecologici e da una più diffusa consapevolezza
degli effetti inquinanti dell'impiego del mercurio nell'industria
chimica. Ciò fece scattare, nelle nazioni industrialmente più
progredite, l'emanazione di norme assai restrittive riguardo all'uso
del minerale. Ne derivò un'intensa ricerca di prodotti sostitutivi.
Al rischio ecologico si aggiunse l'arrivo di nuovi produttori, principalmente
paesi in via di sviluppo, in grado di praticare prezzi di vendita
molto bassi e quindi assai concorrenziali. A causa di queste difficoltà
l'intero bacino mercurifero del Monte Amiata, compresa la miniera
di Abbadia
San Salvatore, cessò definitivamente la sua attività
nel 1972.