Il lavoro in miniera, nel suo complesso, richiedeva una serie di attività collaterali necessarie nelle varie fasi di produzione. Questi compiti venivano svolti nelle tre officine dello stabilimento: quella meccanica, quella elettrica e la falegnameria. Gli operai che vi lavoravano rispettavano gli stessi orari dei minatori e, come questi, erano controllati da un caporale a sua volta dipendente da un caposervizio. Le altre attività collaterali al processo produttivo erano la gestione delle acque, lo smaltimento delle scorie, la produzione di cinabro in polvere e la bidistillazione del mercurio.
Officina meccanica
Agli inizi del '900, nell'officina si riparavano gli arnesi utilizzati dai minatori per l'escavazione, si costruivano e si riparavano i vagoni, si operava alla manutenzione dei ventilatori, delle pompe, dell'impianto idroelettrico e dei forni.
Nello stabilimento vi erano due officine: una per i grandi lavori, l'altra, più piccola, all'imbocco della galleria XXII, per i lavori richiesti dai cantieri in sotterraneo. Dopo gli anni '50, con la meccanizzazione della miniera, il lavoro dell'officina meccanica divenne sempre più importante. Vi lavoravano più di 40 operai. Oltre a tutte le operazioni di manutenzione, si producevano anche attrezzature ed impianti per lo stabilimento. Ciò comportò inoltre un notevole salto di qualità del lavoro. Si formarono una serie di veri specialisti sia per l'uso di macchinari di precisione, sia per la delicatezza di alcuni interventi come quelli che riguardavano la verifica dei pozzi.


 
L'Officina Meccanica