L'arrivo in miniera:

Dalla miniera uscivano i vagoni contrassegnati da apposite medagliette. Essi contenevano o terre sterili o terre mineralizzate. Quelli con gli sterili erano inviati ai silos. Da qui le terre venivano trasportate con i camion alle discariche. Il minerale invece, seguendo altri binari, iniziava il suo percorso verso i forni. I vagoni venivano ribaltati con un rovesciatore su un vaglio; il minerale fino passava subito su un nastro trasportatore, mentre quello grosso, arrivava ad un frantoio dove veniva ridotto in pezzi per ottenere la pezzatura idonea. Il nastro trasportatore, alla base dell'impianto di frantumazione, alimentava gli asciugatoi che essiccavano il minerale. Tutta l'operazione era meccanizzata, perciò erano sufficienti per la sorveglianza di tutto l'impianto tre operai: uno al vaglio e due agli asciugatoi. Da qui il minerale, tramite nastri, raggiungeva i silos di alimentazione, infine veniva distribuito nei forni da un "capestano".

Il trattamento

Dalla base dei silos gli alimentatori caricavano il minerale nel forno di cottura. Tutta l'operazione fino all'espulsione del "rosticcio" veniva controllata dal conduttore del forno attraverso la plancia di comando. In caso di bisogno interveniva direttamente, manovrando sui pulsanti automatici per ripristinare le condizioni ottimali. Mentre l'operazione di cottura veniva sorvegliata dal conduttore, l'assetto tecnico dell'impianto era tenuto sotto controllo da operai manutentori sia meccanici che elettricisti. Affiancava il conduttore un altro tipo di personale, il "fornaio". Due di loro erano addetti agli estrattori. Avevano il compito di prelevare il mercurio depurato per poi convogliarlo all'imbombolamento dove si concretizzava il lavoro di tutto il complesso minerario. Con semplici gesti un operaio riempiva l'ampolla tarata e da questa, raggiunto il livello desiderato, riempiva una dopo l'altra, le bombole pronte per essere messe in commercio. Caricate sui camion erano trasportate alle stazioni ferroviarie di M. Amiata o ai depositi di Livorno. La Società Monte Amiata faceva scortare gli automezzi da una guardia giurata fino alla consegna al magazzino.
Con l'automazione degli anni '60 l'organico dei forni era di 15 addetti per turno.


 
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