Inquadramento regionale:

Caratteristiche fisiche e climatiche
Il Monte Amiata, (1.738 m s.l.m.), è un rilievo di natura vulcanica compreso nelle provincie di Siena e Grosseto. Si è imposto su terreni prevalentemente argillosi il cui limite è compreso tra 600 - 1000 m.
La coltre lavica amiatina copre un'area di circa 80 kmq e costituisce un importante serbatoio idrico sia per qualità che per quantità. Nascono dall'Amiata i due maggiori corsi d'acqua della zona: i fiumi Fiora e Paglia. Il clima locale è caratterizzato da alte precipitazioni. Nella parte superiore della montagna si ha un'elevata presenza di umidità, intensi venti e innevamento che, a volte,soprattutto nel versante Nord, permane fino alla primavera.
Le piogge variano durante l'anno da 50 mm (mesi estivi) a 250 mm (ottobre-novembre); così le temperature con 18-19°C (luglio-agosto) e 3-1°C (dicembre-febbraio).

Evoluzione geologica regionale:

I terreni affioranti nell'area sono legati alla storia del corrugamento della Catena appenninica ( Paleozoico-Quaternario).
Durante il Mesozoico e parte del Terziario, per processi crostali distensivi si manifestarono strutture longitudinali, ribassate e sollevate (Graben e Horst).
Da ovest verso est, sono riconoscibili vari bacini di sedimentazione denominati "Domini": Ligure, Australpino e Toscano.
Nel Cretaceo inferiore si verificò la fase di chiusura dell'oceano ligure-piemontese e la successiva collisione continentale dell'Africa contro l'Europa. I depositi sedimentari dei vari Domini subirono un accavallamento costituendo l'odierna ossatura della Catena appenninica.
Nel Tortoniano i Graben divennero bacini lacustri o marini, mentre gli Horst costituirono delle dorsali.
Dal Miocene superiore al Quaternario una serie di ingressioni e regressioni marine permisero la sedimentazione dei terreni neogenici.
Al termine di queste vicende si pone l'attività del vulcano, riferita ad un'età variabile tra 400.000 e 180.000 anni fa.
L'Amiata è caratterizzato da una serie di faglie con direzione variabile, disposte tutto attorno alla sommità del vulcano, tipiche del collasso calderico. Altre fratture sono disposte in direzione ENE - WSW e sono interpretate come le probabili zone di emissione dei magmi.
L'evoluzione paleogeografica descritta, tramite l'affioramento delle formazioni geologiche, è riconoscibile anche nella ristretta area amiatina.
Il complesso dei terreni di facies Toscana affiora in corrispondenza di Poggio Zoccolino e del M. Labbro ed è rappresentato dalla seguente serie di formazioni:
-formazione anidritica (età: Norico - Retico),
-calcare massiccio (età: Lias Inferiore),
-calcare rosso ammonitico (età: Sinemuriano),
-calcare selcifero (età: Lias Medio Superiore),
-marne a posidonomya (età: Dogger),
-diaspri (età: Giurassico Superiore),
-maiolica (età: Cretaceo Inferiore),
-scaglia rossa toscana (età: Cretaceo Superiore - Oligocene Inferiore),
-membro delle calcareniti a nummuliti (età: Eocene Medio).
Il complesso alloctono dei terreni di facies Ligure affiora tutto all'intorno del rilievo montuoso dell'Amiata ed è costituito dal gruppo dell'Alberese - Pietraforte (età: Cretaceo - Eocene).
Questi terreni, nella terminologia di miniera, sono così descritti:
-scisti policromi,
-sottonummulitico, nummulitico o bancone,
-sopranummulitico,
-argille verdi.
I sedimenti pliocenici del complesso Neoautoctono (argille, sabbie, conglomerati e calcari organogeni) formano il riempimento della fossa tettonica (in direzione N-S) del "Graben" di Radicofani.
L'età del M. Amiata è stata riferita, attraverso il metodo K/Ar, a 0,43 milioni di anni (Barberi et al., 1961) altre analisi invece (Bigazzi et al., 1981), sempre con la stessa metodologia, hanno valutato un'età di circa 0,21 / 0,28 milioni di anni. Il Monte Amiata è suddivisibile in quattro diversi complessi distinguibili sia per modalità e cronologia di messa in posto, che per la natura dei prodotti:
-lave riodacitiche basali che costituiscono la base della struttura vulcanica;
-domi lavici riodacitici rappresentati da sei cupole di ristagno in corrispondenza della frattura che da Poggio Pinzi arriva fino alla Vetta;
-colate di lava acida a composizione riodacitica: delle tre presenti la più imponente parte dall Corno di Bellaria per raggiungere la sua ampiezza massima di circa 4,5 Km in prossimità della loc. Faggia e Quaranta;
- colate di lava a composizione latitica.- lave riodacitiche basali che costituiscono la base della struttura vulcanica;
- domi lavici riodacitici rappresentati da sei cupole di ristagno in corrispondenza della frattura che da Poggio Pinzi arriva fino alla Vetta;
- colate di lava acida a composizione riodacitica: delle tre presenti la più imponente parte dal Corno di Bellaria per raggiungere la sua ampiezza massima di circa 4,5 km in prossimità della località Faggia e Quaranta;
- colate di lava a composizione latitica.

Il Cinabro:

Il cinabro appartiene alla famiglia dei solfuri le cui caratteristiche peculiari sono rappresentate da un legame prevalentemente covalente e non ionico come nella gran parte dei minerali.
Le caratteristiche fisiche del cinabro sono:
Densità 8,07 - Durezza 2,5 - Riflesso adamantino - Colore rosso violaceo.
Il cinabro, solfuro semplice di Hg, è un minerale di genesi idrotermale di bassa temperatura, cristallizza in lamelle ma è quasi sempre microcristallino. La struttura è trigonale trapezioedrica simile a quella del cloruro di sodio distorta dovuta alla formazione di catene HgS - HgS che si svolgono a zig - zag.
La collezione Crida: campioni di minerali
Ugo Crida, nato a Mongrando (Vercelli) il 13 maggio 1872, morto il 15 gennaio 1954.
Geologo, direttore della miniera di Cortevecchia dal 1906 (quando fu acquistata dalla Società Monte Amiata) al 1911, anno in cui venne chiusa. Dal 1911 al 1915 fu direttore della miniera del Cerro del Tasca per la Gewerkschaff Mercur e dopo il 1915, per un breve periodo, anche della minera dei Bagni San Filippo.
Tra il 1910 e il 1930 visitò varie miniere lasciando interessanti diari dei suoi viaggi, non soltanto in Toscana (Bellaria a Pienza, Querceto a Colle Val d'Elsa, Morone e Dainelli a Selvena, Solforate e Bagnolo nell'Amiata), ma anche in altre località italiane (Sulcis, in Sardegna) e straniere (Corsica).
La sua collezione di minerali è frutto di tanti anni di lavoro nelle miniere. Durante la sua attività raccolse e catalogò molti campioni di minerali (alcuni dono di tecnici e dirigenti minerari) e reperti antichi che verranno donati in seguito ad alcuni musei.
Questi ultimi reperti furono esaminati dal prof. Mochi di Firenze in occasione di una sua visita effettuata ad Abbadia San Salvatore nel 1914, mentre stava preparando uno studio sugli "Indizi di miniere preistoriche di cinabro nella regione dell'Amiata".

La collezione (di cui sono esposti alcuni campioni) conta circa 350 pezzi ed è stata donata dal Dott. Crida alla Società Monte Amiata negli anni '50. Attualmente è stata acquisita dal Parco-Museo Minerario di Abbadia San Salvatore dove è stato effettuato il lavoro di studio e di classificazione dei minerali e dei reperti antichi.